Perchè è grave l’arresto di Assange?

Oggi, 11 aprile, Julian Assange è stato arrestato nell’Ambasciata ecuadoregna a Londra dove da sette anni godeva di asilo politico. Byoblu ha raggiunto Giulietto Chiesa, esperto di geopolitica, ex europarlamentare e proprietario di PandoraTV, e ha raccolto per voi il suo commento. “È un disastro per l’immagine dell’Occidente e io vedo in questo una gravissima confessione di incapacità di dominare la libertà d’informazione”.

 

Servono guerrieri come San Paolo

Il mondo ha bisogno di guerrieri orgogliosi animati dalla loro fede. Guerrieri come San Paolo e San Luca, che hanno rischiato il loro nome e la loro reputazione per portare al mondo la loro fede e il loro amore per Gesù. Dio chiama ognuno di noi, ognuno di voi, a fare grandi cose. Potente intervento di Jim Caviezel al convegno degli studenti universitari cattolici riuniti a Chicago. L’attore ha di recente recitato nel film “Paolo, Apostolo di Cristo”. Ecco a voi il video della testimonianza ai giovani sottotitolato in italiano.

 

Foto del giorno: chiesa San Giovanni Battista Sapri

La chiesa San Giovanni Battista di Sapri si trova accanto alla stazione ferroviaria. Di recente costruzione presenta particolari come quello in fotografia che si apprezzano quando le luci calano durante le giornate di primavera.

Per amore del mio popolo: la storia di Don Peppino Diana, martire cristiano

Aiutaci a costruire la pagina più bella sulla vita di Don Peppino Diana

Questo il testo integrale della lettera per la quale è stato ucciso.

“Per amore del mio popolo non tacerò”

Siamo preoccupati
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra
La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche
È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Impegno dei cristiani
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.
Dio ci chiama ad essere profeti.
– Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
– Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
– Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
– Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 – Isaia, 5).
Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello
Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”.
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa.
Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso, … dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo – Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata – San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M.S.S. Assunta – Villa Literno; M.S.S. Assunta – Villa di Briano; Santuario di M.S.S. di Briano).

 

 

Il 19 marzo 1994 viene ucciso Don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe. Negli anni la sua figura è diventata un’icona non soltanto per la chiesa ma per tutto il territorio casertano, per molto tempo regno incontrastato del clan dei Casalesi. Roberto Saviano ricorda il suo rapporto col sacerdote la cui vicenda avrebbe ispirato il pentimento di alcuni camorristi. L’eredità del sacerdote è nel lavoro di Libera, che nelle terre confiscate ai clan nel casertano, opera tutt’oggi con cooperative agricole che promuovono i prodotti tipici del luogo nel nome di Don Diana. A ricostruire la vicenda, saranno i familiari e gli amici del sacerdote, giornalisti ed esperti di camorra, oltre ai giudici Franco Roberti, Francesco Curcio e Raffaele Cantone. La storia di Don Diana, come quella di Don Puglisi a Palermo, è la chiave per raccontare la camorra casalese, l’evoluzione e la sconfitta culminata nel processo Spartacus nel 2004. Ma anche per scoprire storie più nascoste su di lui e su chi lo ha conosciuto. Il documentario racconta la vicenda umana del sacerdote e il contesto in cui ha operato. Un’attrice legge il testo di Per amore del mio popolo non tacerò, la lettera pubblica che Don Diana scrisse con i parroci della zona contro la camorra, nel 1991, e che è diventata il suo testamento spirituale e il manifesto del suo impegno per la legalità. Tratto da Diario Civile – l’appuntamento settimanale di Rai Storia sui temi della giustizia, dei diritti, del rispetto delle leggi con la partecipazione del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti

 

 

 

Intervista alla madre

 

 

 

 

La storia di don Peppe Diana, il sacerdote che è stato ucciso dalla Camorra. Le parole di Mons. Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta; l’intervista a Raffaele Sardo, giornalista e biografo di Don Giuseppe Diana; la testimonianza della mamma di don Peppe Diana, la signora Iolanda Di Tella, e del sindaco di Casal di Principe Renato Natale.