Per combattere il cambiamento climatico dobbiamo parlarne

Questo video ci spiega perchè è così importante parlare di cambiamento climatico prima che sia troppo tardi. Ovviamente il video è sottotitolato in italiano.

Guarda il video seguendo questo link o leggi qui sotto la trascrizione

https://youtu.be/UXh0-mhRnqc

Era il mio primo anno da professoressa di scienza atmosferica al politecnico di Texas. Ci eravamo trasferiti a Lubbock, recentemente nominata la seconda città più conservatrice in tutti gli Stati Uniti. Un mio collega mi chiese di insegnare alla sua classe di geologia. Risposi, “Certo.” Ma quando entrai in classe, l’aula magna era cavernosa e buia. Mentre rintracciavo la storia del ciclo del carbonio dal tempo geologico ai tempi nostri, il più degli studenti erano accasciati, appisolati o fissi ai loro telefoni. Finii il mio intervento con una richiesta speranzosa per qualsiasi domanda. Una mano si alzò subito. La guardai positiva, lui si alzò, e a voce alta disse: “Sei una democratica, vero?”

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”No,” risposi, ”sono canadese.”

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È stata la mia iniziazione a quello che ora è diventato un triste fatto di vita qui negli Stati Uniti e sempre di più anche in Canada. Il fatto che il primo indicatore del fatto che siamo o meno d’accordo che il clima sta cambiando, che siamo responsabili e che gli impatti stanno diventando seri e persino pericolosi, non ha niente a che fare con competenze scientifiche o intelligenza ma semplicemente a quali sono le nostre tendenze politiche.

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Il termometro ci dà una risposta diversa a seconda se siamo liberali o conservatori? Certo che no. Ma se quel termometro ci sta dicendo che il pianeta si sta scaldando, che noi siamo responsabili e che la soluzione è cessare di usare combustibili fossili il prima possibile — alcuni preferirebbero tagliarsi un braccio piuttosto che dare al governo ulteriori scuse per interrompere le loro vite agiate e dire loro cosa devono fare. Ma dicendo, ”Sì, è un problema reale, ma non voglio correggerlo.” diventiamo i cattivi di turno, e nessuno vuole esserlo. Invece, usiamo argomenti come, ”È solo il ciclo naturale.” ”È il sole.” O il mio preferito, ”Quegli scienziati del clima lo fanno per i soldi.”

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Me lo dicono almeno una volta a settimana. Ma queste sono solamente delle cortine fumogene volte a nascondere il vero motivo dietro le nostre obiezioni, le quali non hanno niente a che fare con la scienza e tutto a che fare con la nostra ideologia e identità.

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Quando accendiamo la TV oggigiorno, sembra che l’esperto A sta dicendo: ”Fa freddo fuori. Dov’è il riscaldamento globale?” E il politico B sta dicendo: ”Per ogni scienziato che afferma sia reale, posso trovarne uno contrario.” Non è una sorpresa che a volte sembra che tutti stiano spargendo miti. Ma quando osservi i dati; il programma di Yale sul cambiamento climatico ha fatto sondaggi di opinione pubblica in tutto lo stato da anni; i dati dimostrano che il 70% degli americani concorda che il clima sta cambiando. Il 70% concorda anche l’impatto negativo che ha su piante e animali, e che nuocerà le generazioni future. Ma quando andiamo più a fondo, qui è dove casca l’asino. Solo il 60% delle persone crede che affliggerà i residenti statunitensi. Solo il 40% delle persone pensa che ci affliggerà personalmente.

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Poi quando chiedi: “Ne parli mai?” due terzi delle persone negli Stati Uniti risponde: ”Mai”. Ancora peggio, quando chiedi: ”Ne senti mai parlare alla televisione?” più di tre quarti dice di no. Dunque è un circolo vizioso. Il pianeta si scalda. Le onde di calore si intensificano. Le forti precipitazioni aumentano. Gli uragani diventano più intensi. Gli scienziati rilasciano un altro resoconto avverso. I politici contrattaccano più fortemente, ripetendo sempre gli stessi miti.

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Cosa possiamo fare per spezzare questo ciclo? La prima cosa che possiamo fare è quello che non stiamo facendo: parlarne. Potreste dire, “Non sono uno scienziato. Come posso parlare di forzatura radiativa o parametrizzazione delle nubi nei modelli climatici?” Non dobbiamo parlare di più di scienza; stiamo ripetendo le stesse cose da oltre 150 anni. Lo sapevate che sono passati più di 150 anni dal 1850, quando gli scienziati del clima scoprirono che scavare e bruciare il carbone, il gas e il petrolio produce gas pieni di energia termica che aggiungono una copertura extra attorno al pianeta? Lo sappiamo da tanto tempo. Sono passati 50 anni da quando gli scienziati avvertirono il presidente sugli impatti del cambiamento climatico e quel presidente fu Lyndon B. Johnson. Per di più, la scienza sociale ci ha insegnato che se costruiamo la nostra identità rifiutando certi fatti, discutere su quei fatti diventa un attacco personale. Causa l’effetto opposto e invece di costruire un ponte, costruisce un muro.

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Se non dobbiamo parlare di più di scienza, o se non sentiamo il bisogno di parlarne di più, di cosa dovremmo parlare? La cosa più importante da fare è invece di iniziare dalla testa, con tutti i dati e i fatti in mente, di iniziare dal cuore, di iniziare a parlare del perché è importante per noi, di iniziare con i valori comuni reali. Siamo entrambi genitori? Viviamo nella stessa comunità? Amiamo le stesse attività all’aperto: escursionismo, ciclismo, pesca, o caccia? Ci interessano l’economia o la sicurezza nazionale?

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Per me, uno dei modi fondamentali che ho trovato per legare con gli altri è attraverso la mia fede. Come cristiana, credo che Dio abbia creato questo pianeta in cui viviamo e ci ha dato la responsabilità di ogni creatura vivente su di esso. Oltretutto credo che dobbiamo prenderci cura e amare i meno fortunati tra di noi, quelli che hanno già sofferto gli impatti di povertà, fame, malattia e altro.

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Se non sapete quali sono i valori di qualcun altro, fate conversazione, iniziate a conoscerli, scoprite le loro passioni. Una volta fatto, dobbiamo solo unire i puntini tra i valori che hanno a cuore e perché dovrebbero preoccuparsi del cambiamento climatico. Credo davvero, dopo aver avuto mille conversazioni durante quest’ultimo decennio, che quasi ogni persona nel mondo ha i valori necessari a interessarsi al cambiamento climatico. Ma non ha ancora unito i puntini Ciò è possibile facendoci conversazione.

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L’unica ragione per cui a me interessa è per chi sono. Sono una mamma, quindi mi interessa il futuro di mio figlio. Vivo nel Texas occidentale, dove l’acqua è gia scarsa e il cambiamento climatico si ripercuote sulla disponibilità dell’acqua. Sono Cristiana, tengo al cambiamento climatico perché, come dicono i militari, è un ”moltiplicatore di rischio.” Prende quei problemi, come povertà, fame, malattie, mancanza di acqua pulita e persino crisi politiche che portano a ondate di profughi; prende tutti quei problemi e getta benzina sul fuoco, peggiorandoli.

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Non faccio parte del Rotary Club. Ma quando ci ho fatto la mia prima conferenza, sono entrata e c’era un enorme striscione con scritto la loro guida etica. È la verità? Assolutamente. È giusto? Diavolo, no, ecco perché mi interessa molto, perché è veramente ingiusto. Coloro che hanno contribuito di meno al problema stanno pagando il conto più pesante. Continuava così: Sarebbe vantaggioso per tutti, creerebbe benevolenza? Decisamente sì se lo invertiamo. Quindi ho riscritto il mio intervento secondo questa loro guida etica e l’ho presentata a questo gruppo di persone d’affari conservatrici nel Texas occidentale.

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Non dimenticherò mai alla fine, un banchiere locale si avvicinò a me con l’espressione più confusa. Disse, ”Sai, non ero sicuro di questo riscaldamento globale, ma ha passato l’esame etico.”

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Questi valori, però, devono essere sinceri. Durante una conferenza in un’università cristiana un paio di anni fa e dopo l’intervento, un collega scienziato si avvicinò e mi disse: “Mi serve un aiuto. Mi sto impegnando duramente di inserirmi con le nostre chiese locali, ma mi sembra di non fare presa. Voglio parlare del perché questa causa è importante.” Gli dissi, ”La cosa migliore da fare è iniziare con la denominazione di cui fai parte, dato che condividi più valori con quelle persone. Che tipo di chiesa frequenti?” ”Oh, non frequento nessuna chiesa, sono ateo” disse.

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Risposi, ”In tal caso, iniziare da una comunità religiosa non è la migliore delle idee. Parlami di cosa ti piace fare, quali sono le tue passioni.” Siamo riusciti a identificare una comunità di cui lui faceva parte, con cui poter iniziare.

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Il punto è che non dobbiamo essere ambientalisti liberali per esserne interessati. Basta solamente essere un umano che vive su questo pianeta. Perché a prescindere da dove viviamo, il cambiamento climatico ci sta già affliggendo. Se viviamo lungo le coste, in molti posti, stiamo già osservando inondazioni costiere. Nel Nord America occidentale, vaste zone vengono devastate da incendi. In diverse località costiere, dal Golfo del Messico al Sud Pacifico, uragani, tifoni, e cicloni sono sempre più potenti, alimentati da un oceano caldo. Se viviamo nel Texas o in Siria, il cambiamento climatico allunga i periodi di siccità, rendendoli più frequenti e rigidi. Dovunque viviamo, siamo già stati danneggiati da un clima mutevole.

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Potreste dire, ”OK, bene. Possiamo parlare degli impatti. Possiamo spaventare la gente a morte, perché non va preso alla leggera.” Credetemi. Sono una scienziata, lo so.

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Ma la paura non ci motiverà a implementare il necessario cambiamento costante, a lungo termine La paura è concepita per aiutarci a scappare dall’orso. O solo per correre più velocemente della persona accanto a noi.

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Quello che ci serve per risolvere questo problema è speranza razionale. Sì, dobbiamo riconoscere cosa c’è in gioco. Ovviamente. Ma ci serve una visione di un futuro migliore, con energia in abbondanza, un’economia stabile, con risorse alla disponibilità di tutti, dove le nostre vite non sono peggiori ma migliori di quanto siano oggi. Esistono soluzioni. E perciò la seconda cosa importante di cui dobbiamo parlare sono le soluzioni pratiche, realizzabili, accessibili e invitanti. Tipo quali? Non c’è una carta vincente, come si suol dire, ma ci sono parecchi assi nella manica.

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Esistono soluzioni semplici ed economiche che allo stesso tempo riducono il nostro impatto ambientale. Sì, lampadine. Amo la mia macchina elettrica. Mi piacerebbero le tegole solari. Ma immaginate se ogni casa fosse dotata di un pulsante accanto all’entrata e quando uscite di casa, è possibile spegnere tutto eccetto il vostro frigo. E forse il registratore.

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Scelte di vita: mangiare cibo locale, cibo alla base della piramide alimentare e ridurre lo spreco di cibo, che in scala mondiale è una delle cose più importanti da fare per risolvere il problema. Sono una scienziata del clima, colgo l’ironia del viaggiare per parlare del cambiamento climatico

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I miei viaggi costituiscono gran parte del mio impatto ambientale E per questo motivo raccolgo con cura i miei inviti. Di solito non viaggio a meno di non avere una gran quantità di inviti in un posto solo; minimo tre o quattro a volte fino a 10 o 15 conferenze in un determinato luogo, così posso minimizzare il mio impatto ambientale quanto possibile. E ho trasferito quasi tre quarti delle conferenze che faccio su video. Spesso, la gente dirà, ”Non l’abbiamo mai fatto prima d’ora.” Ma io dico, ”Proviamoci. Penso che potrà funzionare.” Soprattutto, però, dobbiamo parlare di cosa sta succedendo oggi nel mondo e cosa potrebbe succedere in futuro.

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Civo in Texas, lo stato con le più alte emissioni di carbonio negli Stati Uniti. Potreste dire, ”Beh, di cosa puoi parlare in Texas?” La risposta è: di parecchio. Lo sapevate che in Texas ci sono oltre 25.000 lavori nel settore dell’energia eolica? Quasi il 20% della nostra elettricità proviene da risorse pulite e rinnovabili, gran parte eolica, sebbene il solare sia in rapida espansione. Fort Hood, la più grande base militare negli Stati Uniti è, ovviamente, in Texas. Sono alimentati dall’energia eolica e solare perché risparmi più di 150 milioni di dollari ai contribuenti. Sì.

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E chi non ha le risorse che abbiamo noi? Nell’Africa subsahariana vivono centinaia di milioni di persone senza accesso ad altri fonti di energia eccetto il cherosene, ed è molto costoso. In tutto il mondo, la fonte di energia in più rapida crescita oggi è quella solare. E loro hanno abbastanza sole. Dunque gli investitori, organizzazioni no profit e persino le imprese stanno usando nuovi e innovativi schemi di microfinanziamenti, tipo, energia solare prepagata, così la gente può comprare energia quando necessario, a volte persino tramite cellulare. Un’azienda, Azuri, ha distribuito decine di migliaia di unità in 11 paesi, dal Ruanda all’Uganda. Ha stimato di aver alimentato oltre 30 milioni di ore di elettricità e oltre 10 milioni di ore di ricarica per cellulari.

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E le enormi economie in espansione della Cina e dell’India? Gli impatti climatici sembrerebbero più avanti, ma gli impatti sulla qualità dell’aria esistono già. Sono consapevoli che l’energia pulita è essenziale per il loro futuro. La Cina sta investendo centinaia di miliardi di dollari in energia pulita. Ha inondato le miniere di carbone per collocare pannelli solari galleggianti sulla superficie. Ha anche pannelli solari a forma di panda.

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Sì, stanno ancora bruciando il carbone. Ma ha chiuso tutte le centrali a carbone intorno Pechino. In India, stanno cercando di rimpiazzare 250 milioni di lampadine a incandescenza con LED, che faranno risparmiare sette miliardi di dollari in costi energetici. Stanno investendo in lavori ecologici e stanno cercando di decarbonizzare la loro intera flotta di veicoli. L’India potrebbe essere il primo paese ad industrializzarsi senza dipendere principalmente da combustibili fossili.

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Il mondo sta cambiando. Ma non sta cambiando abbastanza in fretta. Troppo spesso, pensiamo al problema come un gigantesco macigno giù da una collina, con poche mani che cercano di spingerlo su. In realtà, quel macigno è già in cima alla collina. E ha centinaia di milioni di mani, forse anche miliardi, che lo spingono. Solo che non sta andando abbastanza veloce. Come accelleriamo il macigno per risolvere in tempo questo problema? Indovinato. Il primo modo è parlarne.

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Il punto è questo: il cambiamento climatico influenza voi e me, qui, adesso, nei luoghi in cui viviamo. Ma unendo le forze, possiamo risolverlo. Certo, è scoraggiante. Nessuno lo sa più di noi scienziati del clima. Ma non possiamo abbatterci. Dobbiamo cercare la speranza necessaria per ispirarci ad agire. E quella speranza inizia con una conversazione, oggi.

17:03
Grazie.

17:04
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https://www.ted.com/talks/katharine_hayhoe_the_most_important_thing_you_can_do_to_fight_climate_change_talk_about_it/transcript#t-118166