Auto elettrica? Prima possibile!

L’inquinamento dei grandi centri urbani sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Secondo Rossi Albertini però una tecnologia risalente a più di un secolo fa, ma che solo negli ultimi anni ha raggiunto la sua maturazione, consentirebbe di eliminare tutto questo. E’ l’auto elettrica. Tramite una serie di dimostrazioni fatte con oggetti semplici, di uso quotidiano, spiegherà in cosa consiste la rivoluzione della mobilità elettrica.

Laureato con lode in Fisica Atomica e Molecolare, è il primo dottore di ricerca in Italia in Scienza dei Materiali. All’insegnamento di Chimica-Fisica, ha recentemente affiancato quello di Divulgazione della Scienza, presso l’università di Roma 2. E’ stato responsabile
della divisione “Fotonica di raggi X” del CNR e delle attività applicative del Super-laser “Sparx”. Svolge attività di comunicazione scientifica per le maggiori reti televisive nazionali, con più di 700 presenze negli ultimi 5 anni.

Costume da donna in offerta a 25 euro da “Qui Firenze” a Sapri

I costumi Oceania sono sicuramente sinonimo di qualità e classe. da qui Firenze a Sapri dal 1987 consigliamo le donne per quanto riguarda il vestire in maniera elegante anche quando si è al mare. Se volete ulteriori informazioni potete andare in negozio dove Patrizia vi consiglierà sicuramente per il meglio.

RUBARE È PECCATO MORTALE. RUBARE LA SPERANZA È SACRILEGIO.

Padre Maurizio Patriciello scrive…

La convinzione che lo studio, da solo, renda migliori le persone tarda a morire. Per questo motivo, ogni volta che nei quartieri più poveri e degradati accadono fatti spiacevoli, ci tocca sentire da parte degli esperti che gli unici strumenti per mettere fine a questo dramma è la scuola. È una concezione vecchia di almeno due secoli, ma ancora c’è chi ci crede e la rip

ropone come un toccasana. Demolirla è difficile. Chi tenta di farlo si espone a critiche. A Napoli, pochi giorni fa, è accaduto un episodio doloroso e m nnm MNM Un ragazzo, di quelli che non hanno studiato ma che si guadagna il pane facendo il garzone per una trattoria, viene fermato dalla polizia. Il giovane non ha il casco – a Napoli a dire il vero il casco non lo indossa quasi nessuno, e senza che qualcuno se ne preoccupi – il giovane, dicevamo, senza casco non si ferma all’alt. Due poliziotti lo inseguono, lo pestano, gli sputano in faccia, lo offendono con espressioni vergognose. Da una finestra qualcuno riprende l’ orribile scena. Il video diventa virale nel giro di poche ore. Il giovane ha sbagliato, i poliziotti hanno esagerato. A ognuno le sue responsabilità. Chi ha più colpe? È facile cadere nella trappola quando non si hanno gli strumenti adatti per poterla evitare. Ma non è detto che chi riesce a farla franca sia il migliore. Assolutamente. Tante volte si tratta solo di essere più scaltro. In Lombardia quattro primari sono stati acciuffati con le mani nel sacco. Di studi, costoro, ne avevano fatti, eccome. Laurearsi in medicina, specializzarsi, non è proprio così semplice. Eppure questi luminari hanno dimostrato un cinismo e una disonestà spaventosi. Per soldi – solo per soldi – hanno sottoposto a interventi chirurgici inutili e pericolosi pazienti che non ne necessitavano affatto. Facevano ricorso a farmaci non appropriati per favorire determinate case farmaceutiche e ottenere, poi, regali. Non è la prima volta che accadono queste cose, di certo non sarà l’ultima. I mariuoli non mi fanno eccessiva paura. I ladri li troveremo fino alla fine del mondo. Mi addolora, ma non mi spaventa, chi gonfia il prezzo di una qualche prestazione. Ciò che davvero mi lascia senza fiato è vedere dei professionisti giocare con la vita della povera gente. Gente che del medico si fida, nelle sue mani ripone le sue speranze, a lui racconta le sue pene. Lo aspetta la mattina quando entra in corsia, ne scruta l’umore, lo saluta con riverenza. Pende dalle sue labbra. Un suo sorriso, una parola di conforto, una pacca sulla spalla per l’ammalato vogliono dire molto. La complicità tra medico e paziente è fondamentale nel cammino verso la guarigione. Sapere che il medico al quale ho affidato la mia vita si prende gioco di me, delle mie ansie, delle mie paure, mi angoscia. Ma anche mi convince che non è vero affatto che da solo lo studio renderebbe migliori le persone. Certo è uno strumento da assicurare a tutti, ma nella consapevolezza che, come ogni strumento, può essere usato per il bene o per il male. E il male fatto da chi sa barcamenarsi tra le grinfie delle leggi sarà più sottile, perché capace di evitare le pene che quelle stesse leggi hanno previsto per chi non le osservi. I vecchi mafiosi venivano quasi tutti dalle campagne. Figli di contadini, mezzadri, braccianti si gettarono sui facili guadagni come un gatto su un topolino. Per arrivare ai loro traguardi non si fecero scrupolo di niente. Intimidirono, minacciarono, uccisero. I mafiosi odierni, invece, sono andati a scuola, parlano diverse lingue, hanno agganci internazionali. Sono colti. Ricchi. Hanno mezzi e strumenti che i loro vecchi non possedevano. Ma non per questo sono diventati più buoni. Al contrario. Peggio delle mafie c’è la corruzione. Il corrotto è peggiore del mafioso. I cristiani, perciò, sono chiamati a non essere ingenui. Un conto è accumulare studi, frequentare aule universitarie, imparare come funziona, come si ammala, come guarisce il corpo umano, altra cosa è provare per l’uomo sofferente sentimenti di pietà, di compassione. Un conto è aver studiato legge altra cosa è ardere dalla sete di giustizia. Quella sete che, ci ha detto Gesù, sarà saziata. Scienza e coscienza debbono procedere insieme per fare del medico un uomo cui guardare con rispetto, fiducia, venerazione. Scienza e coscienza per dare il meglio all’uomo quando è fragile, debole, malato, scoraggiato. Ai medici non chiediamo l’ impossibile, ma quell’ umanità che da sempre ci aspetta da loro. Quella pietas, lontana da ogni interesse economico, che ha caratterizzato nel tempo le loro schiere. E per chi non si accontenta, ma vuole andare oltre e verso l’Oltre, quella carità e quella sapienza che hanno portato agli onori degli altari medici come Giuseppe Moscati e Riccardo Pampuri. Rubare è peccato. Rubare ai poveri peccato grave. Rubare la speranza e la fiducia dal cuore dei piccoli e degli ammalati è un vero sacrilegio. Naturalmente questo discorso vale per tutti. Padre Maurizio Patriciello.