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Qualche mistificare vuole far cadere sul governo del cambiamento la chiusura dell’ospedale di Sapri.

La verità deve essere fatta circolare…

Posizione netta, quella di Beatrice Lorenzin, rafforzata dal ritardo delle Regioni nel completare la riorganizzazione dei punti nascite in base ai volumi di attività (tra gli obiettivi anche la riduzione dei cesarei): promossa dal 2010, attraverso il Comitato Percorso Nascita nazionale, trascinatasi negli anni tra resistenze e campanilismi, rilanciata nel 2014 con un decreto integrativo che prevede deroghe alla chiusura solo in casi eccezionali – la distanza e quindi la difficoltà dei collegamenti per alcune isole e Comuni montani, la fusione con i punti nascita di altri Comuni o l’«attrattività» verso le donne dei paesi limitrofi – e a fronte di precise compensazioni (ad esempio un servizio di elisoccorso operativo h. 24). In tutti gli altri casi, a fare la differenza tra la sopravvivenza o meno di un punto nascite sono tre fattori: almeno 500 parti annui, la disponibilità h.24 di ginecologi, pediatri neonatologi e ostetriche, la presenza a corto raggio di un servizio di terapia intensiva neonatale e subintensiva per le madri.

https://www.lastampa.it/2016/01/06/italia/meno-di-nascite-allanno-il-governo-chiude-le-maternit-RHuB95N5r3AS7JxhMfnaAM/pagina.html

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