Categoria: persone

Jeremy Rifkin ipotizza il nostro futuro

I pilastri della terza rivoluzione industriale di Jeremy Rifkin La terza rivoluzione industriale significa potere alle persone, in senso letterale e figurato: potere alle persone. Pensate alla potenza della rivoluzione di Internet: abbiamo reso la comunicazione democratica: ci sono ora due miliardi e mezzo di esseri umani che comunicano tra di loro peer to peer, con potere distribuito, collaborativo, laterale. Abbiamo un potere laterale infinitamente maggiore di quello della rete televisiva e di quella radiofonica del ventesimo secolo e con un costo marginale prossimo allo zero. Tanto impressionante quanto la democratizzazione della comunicazione, che ha ispirato le nuove generazioni di tutto il mondo a cominciare a reclamare un futuro diverso. Ma questa è solo metà della storia: adesso, nei prossimi venti anni, con la comunicazione via Internet che confluisce nell’Internet Energetica, ognuno di noi sarà in grado di produrre la propria elettricità, e parliamo di miliardi di esseri umani con il potere di creare la propria elettricità verde e condividerla su Internet con persone di altre regioni e di altri continenti.

 

BENI PRIMARI , QUALI, COME E QUANDO

BENI PRIMARI , QUALI, COME E QUANDO

Di Aldo Ferrara *

Quando fu costituito lo Statuto dello European Research Group on Automotive Medicine, il
percorso tracciato sembrava chiaro. Verificare quali potessero essere le problematiche di salute del guidatore o dei passeggeri nel viaggio in auto, sia a medio sia a più lungo percorso. Non ci aspettavamo di doverci inoltrare in un percorso a ostacoli che ci ha portato alla stesura del primo Volume “La vita al tempo del petrolio”. Ossia verificare che i disturbi in auto non sono poi così dissimili da quelli contratti fuori dall’auto. Le problematiche legate all’inquinamento indoor non sono appunto così diverse da quello outdoor. I cambiamenti climatici dovuti all’incongruo uso dei fossili determinano la febbre del pianeta che sale rapidamente e che non riusciamo a controllare l’incremento di T al di sotto di 1.5C. Le turbative atmosferiche con estremizzazione del clima porta a fenomeni microalluvionali e uraganoidi che condizionano il clima, soggetto a cambiamenti improvvisi e violenti. Da questo in breve derivano gli 8 milioni di decessi che registriamo ogni anno, una città come Londra che si disperde per l’incongruo uso dei fossili. Ecco perché, da queste premesse, appare chiaro che non possiamo limitarci all’osservazione limitata alla mobilità, se non affrontiamo i problemi della macro-economia e della geopolitica del petrolio, con i suoi cambiamenti estremi del clima, progressiva desertificazione e diffusione
malarica. Nasce così il Secondo Volume “Oil Geopolitics” in cui gli scenari di questi argomenti si
intrecciano con formidabili tendenze di geopolitica, laddove le vecchie e obsolete potenze militari hanno rivestito i più recenti panni di potenze strategiche ed economiche.
Ricordate il film “I tre giorni del Condor”? Ebbene la realtà di questi ultimi anni ha superato la fantasia cinematografica. In questo volume si analizzano le cause dei guasti ambientali e si propongono possibili soluzioni.
Di petrolio dunque si muore, perché produce gas tossici, ma anche perché scatena guerre, come quella asimmetrica dell’ISIS che ha per scenario il triangolo del petrolio, Iraq, Iran, Arabia. Un tourbillon di interessi geopolitici e finanziari che avviluppa il pianeta in una spy story senza fine.
Conflitti bellici inspiegabili o attribuiti a tradizionali rivalità religiose, il dramma dei migranti dal Continente Africano, la sostenibilità energetica e la rivoluzione rinnovabile. Non ultima l’indifferenza della nostra pubblica opinione verso la politica estera.
Questa, nella nostra intenzione, è la chiave di lettura, alla ricerca dei meccanismi che governano il mondo e, in specie, il mercato globalizzato dell’energia.
Come nel film “Finchè c’è guerra c’è speranza”, fino all’ultima goccia di petrolio, la conversione alle rinnovabili sarà costellata da insormontabili resistenze. Sicché la politica energetica appare come un Giano bifronte che da un lato invoca la rivoluzione, mentre dall’altro tesse accordi per mantenere lo status quo. Nessuno dunque potrà stupirsi se focalizziamo, neanche velatamente, la dicotomia tra la speranza di avere un mondo privo di fossili inquinanti da un lato e dall’altro l’ipocrita e continua annunciazione di un mondo sostenibile e la presunzione di dare per scontata o prossima la migrazione dal fossile al rinnovabile.
La lotta per l’energia così vitale nella Società del XXI secolo finisce per embricarsi nello sviluppo della società e diventa bene prezioso perché solo da essa dipende la nostra articolata vita consumistica- potreste fare a meno del frigorifero, TV, Radio, auto, treno, aereo quanto oggi con il
frullatore va a elettricità, la quale a sua volta è mossa dall’olio combustibile o dal gas delle centrali?
Dunque, l’energia così vitale ci porta dritto a considerarla come Bene Primario né più né meno come l’Acqua, vilissima rerum, scriveva Orazio, indispensabile alla vita. Ovvero ad altri beni
Immateriali Primari quali il diritto alla salute, all’istruzione. Tutti servizi pubblici su cui è fondato il
primo vero assioma della Democrazia: il diritto ai Beni Essenziali, quali quelli descritti, di fronte ai
quali tutti siamo in regime di vera ed autentica parità. Ne deriva che detti Beni Comuni non possono essere messi in discussione come servizi pubblici e che appartengano a tutti, salvo compromettere le stesse basi del vivere democratico e civile sancito dalla Costituzione Repubblicana..
Concordo, e con me l’intero Gruppo ERGAM, nella necessità di sviluppare la tematica dell’acqua come Bene Pubblico, sancito dalla Costituzione e disatteso nella pratica amministrativa. La tematica sembra lontana dagli interessi culturali e scientifici del nostro Gruppo teso a investigare sulle opacità della ricerca e della distribuzione equa dei carburanti. Ma il Bene Comune non può limitarsi ai trasporti o alla semplice natura amministrativa della Salute. L’offerta di salute sottintende anche all’offerta dell’acqua, basti pensare a quante vite sono state salvate nel Terzo Mondo rendendo
l’acqua disponibile e utilissima nella prevenzione delle malattie infettive.
Giorno verrò in cui l’acqua sarà, e forse lo è già ora, Oro Bianco tanto quanto è importante ora
l’Oro Nero. E il pianeta diverrà Waterland. E’ da preconizzare un futuro, ahimè, in cui l’Oro Bianco
sarà in mano a pochi, si ipotizza un 10% delle Nazione, per la distribuzione non equipollente al
restante 90%. Uno strumento di pressione politica più forte delle armi e dello stesso petrolio.
È il Governo della cosa pubblica che oggi è messo in discussione. I vari organi di Governo, Ministeri
centrali, Enti Locali e governo del Territorio presentano un’organizzazione complessa, articolata in Potere Legislativo, Potere Esecutivo e Potere Giudiziario che si embricano tra loro, specie i primi
due, soprattutto nel caso in cui l’Agenda Politica si adopera per devolvere al territorio il governo
della cosa pubblica. I concetti di Federalismo, all’inizio solo fiscale, oggi indicano un percorso di
autogoverno che spesso si confonde nella sua declinazione di Indipendenza e Autonomia, termini,
che, senza regole precise, danno adito non solo ad interpretazioni diverse ma anche distanti tra loro,
fin tanto che si è arrivati anche alla Secessione.
Tre strade dunque che portano a tre differenti situazioni: Si possono perseguire tre strade:
quella della Autonomia, cavalcata nello Statuto Siciliano che individuava ragioni di
indipendenza non separatista, una volta messi da parte Finocchiaro Aprile, l’Evis e la banda
Giuliano che volevano fare dell’Isola la 51ma stella americana. Autonomia amministrativa con Statuto speciale volto alla risoluzione dei principali problemi normativi e legislativi su ogni tematica, anche quelle non comprese nel Titolo V. Alla base resta però l’uniformità di comportamenti politici internazionali e comunitari che rendono la Regione parte integrante del contesto Europeo. Agonismo sinergico dunque con lo Stato di appartenenza; quella della Indipendenza, amministrativa, fiscale, legislativa e su ogni fonte di cespite. E’ il caso della Catalogna che vanta il 20% del PIL iberico, che ha tradizioni culturali, linguistiche ed
economiche differenti ma non discostanti da quella spagnole.
E’ il caso della Scozia che vuole far valere il principio di primogenitura sul mercato del Brent, imponendo i suoi prezzi e non quelli del governo della Regina. Certo gli scozzesi hanno tradizioni differenti da quelle britanniche ma non discostanti al punto da entrare in competizione.
Antagonismo paritario dunque con lo Stato di appartenenza; Quella della Secessione che significherebbe rottura e antagonismo politico con frattura
insanabile, balcanica come è avvenuto in Kossovo, Cecenia e paesi in cui il dettato costituzionale
non c’è o stenta ad avvalersi.
Come attuare il federalismo? Appare evidente che la prima motivazione sia quella della
indipendenza fiscale. Il gettito va interamente alla Regione che lo raccoglie o in quale misura va
destinato alle necessità statali? I secondo problema è quello dell’esazione. Problema notissimo in
Sicilia il cui Governo aveva affidato a privati l’esazione delle imposte. Ma sappiamo come la Satris,
società con aggio al 10%, andò a finire. L’Esattoria poi passò la Monte dei Paschi che, si sa, non ha
sede in Sicilia ma nella blindatissima Siena. La Serit, nata con l’acquisizione di Banca Popolare di
Canicattì e Banca di Messina, fu chiamata ad assumere la gestione della riscossione dei tributi ma
l’aggio restò ancora alto. Oggi il compito è affidato a Riscossione Sicilia, una S.p.A. il cui
pacchetto azionario di maggioranza è detenuto dalla Regione Siciliana (99,885%) e solo lo 0,115%
da Equitalia S.p.A. Sviluppare questo argomento è compito reso difficile dalla complessità delle
norme tributarie ma c’è una notizia che ha sorpreso tutti i non addetti ai lavori.
Una notizia clamorosa che è passata inosservata. La Corte Costituzionale, con la sentenza 4
luglio 2017 n° 154, ha in sostanza reso nulle e vanificato molte imposte fiscali (Iva-Irpef-Irpeg) e le
accise sui beni di consumo quali alcolici e carburanti per i residenti della Sardegna. Anche le utenze
di gas ed energia elettrica dovrebbero essere esenti da tasse quali IVA e accise, almeno dal 2010. La
Corte Costituzionale conferma che, ai sensi del D.lgs. n. 114/2016, la Regione Sardegna è stata
autorizzata a concedere (appunto a decorrere dal 2010) tutti i vantaggi fiscali previsti dalle Direttive
n. 69/75/CEE, n. 69/74/CEE e dai Regolamenti n. 918/1983 e n. 2504/1988, quelle compensazioni
fiscali che competono ai residenti nell’isola. E ciò in virtù del D.lgs. n. 75/98 che ha dichiarato il
territorio della Sardegna extra doganale, ai sensi di quanto previsto dall’art. 128 del Regolamento n.
2913/92, dove si prevede che si può chiedere il rimborso o lo sgravio dai dazi doganali, Iva e accise
(dazi all’importazione), quando si dimostri che le merci siano destinate ad una zona franca.
L’art. 92 del Trattato di Roma conferisce alle Isole lontane come, appunto, la Sardegna e la
Sicilia, che pure non ne ha fatto richiesta, la liceità di un regime fiscale speciale di franchigia. Al di
fuori di una ristretta classe politica e cerchia di giuristi, soprattutto esperti di Diritto Costituzionale,
nessuno ne ha mai saputo nulla. Appare invece ascritto alla Giunta Cappellacci il merito di essersi
battuta a riguardo, raccogliendo la sollecitazione di 320 sindaci per la Zona Franca Integrale.
La vicenda nasce da un complesso articolato di concorrenza legislativa tra l’UE e Paesi membri,
similare a quanto avviene codificato in Italia dall’art. 117 della Carta Costituzionale. All’Italia,
quale Stato membro, compete l’obbligo di adottare disposizioni e contenuti non solo dei Trattati, ma
anche dei Regolamenti e Direttive Comunitarie, quali appunto le Direttive n. 69/75/CEE, n.
69/74/CEE e dai Regolamenti n. 918/1983 e n. 2504/1988, sulle compensazioni fiscali.
Invece, anziché la tassazione prevista nella Direttiva n.69/75/CEE, è stata riservata alle Regioni
a Statuto Speciale la stessa tassazione fiscale riservata alle altre a statuto ordinario.
Adesso la popolazione, cui non è stata applicata la disposizione, vanta ottimi motivi per una
class action dal possibile risvolto devastante. Immaginate quanti esercizi commerciali e
imprenditoriali hanno avuto il destino del processo fallimentare a causa della mancata applicazione
di questa normativa. Ne verrebbero coinvolti politici e funzionari dell’Agenzia delle Entrate della Sardegna.Senza considerare le aziende petrolifere che non hanno indotto i titolari della
distribuzione dei carburanti a porre in essere detta normativa. Naturalmente potrebbero incorrere nel
reato di evasione e frode fiscale per illecito arricchimento. Per estrapolazione assurda e fantapolitica
medesimo regime fiscale potrebbe essere esteso anche ai ticket sanitari. La declinazione del
Federalismo va espletata in varie situazioni come quello sanitario che impone trattamenti diversi a
seconda della Regione, con offerta di salute differente da sito a sito. E ciò costringe i pazienti a
viaggi della speranza interni, nei confini dello stesso Paese, il pendolarismo sanitario che poi è
foriero dell’allungamento stratosferico delle liste d’attesa. Come si vede le conflittualità tra
Governo Centrale ed Enti Locali non hanno mai fine.
Ora i Nostri Padri Costituenti che pur pensarono in termini di regime autonomistico prevedendo le
Regioni ( art. 114 Costituzione) previdero anche i possibili margini di conflittualità. Non previdero,
non potevano saperlo, che nel 1993 il D. Lgs 81, detta Legge Segni, contribuì ad affidare ai Sindaci
il vero potere politico: l’elezione diretta che conferisce amplissimo mandato al Sindaco, Ma questa
legge fu introdotta non rettificando il Titolo V della Costituzione che prevede l’art. 117,. Quello che
regola le competenze cosidette “concorrenti” Stato-Regioni. La revisione del medesimo Titolo
(Legge Costituzionale 3 del 2001) porta a nuove identità politico-amministrative dello Stato. Infatti
il nuovo testo dell’art. 114 dispone che la Repubblica è costituita da strutture paritetiche, senza
distinzione tra livelli gerarchici: Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato. Secondo il
principio di sussidiarietà, l’ambito regionale è divenuto quello legislativamente più rilevante,
mentre ai Comuni (art. 118) spettano le funzioni amministrative.
Affidare le attribuzioni relative non è stato facile e difatti i conflitti di competenze sono all’ordine
del giorno specie su tematiche non attribuite come l’ambiente ed alcuni beni primari, appunto
l’acqua e l’energia.
Scrive Fantigrossi (Umberto Fantigrossi, Nuovi sindaci: poteri e responsabilità.Liuc Papers n. 164,
Serie Impresa e Istituzioni, 22, suppl. a febbraio 2005) in proposito….” Un duro colpo alla
“riforma federalista” del 2001 è stato inferto dalla sentenza della Corte Costituzionale5 la quale,
in merito al meccanismo che consente al legislatore statale di approntare i famosi principi
fondamentali, idonei a limitare e a guidare, nelle materie “concorrenti”, le scelte di ogni Regione,
ha stabilito che per l’identificazione dei principi fondamentali idonei a limitare le leggi regionali,
la strada maestra è quella di singole e specifiche leggi approvate dal Parlamento nelle singole
materie. I decreti legislativi adottati (dal Governo allo stesso scopo, sulla base di una legge delega,
invece, servono al più come mero “orientamento”, senza forza vincolante per le Regioni.”
Difficile dunque la regolarizzazione della materia dei Beni Comuni, termine utile a indicare i Beni
Primari ed Essenziali alla Comunità. Uno spartiacque che dovrebbe essere sempre considerato
quando si cerca, con Leggi di iniziativa popolare, di superare l’ostacolo Legislativo di Camere poco
operanti in quel settore o con maggioranze poco sensibili a dette tematiche.
Se non si riesce a superare l’ostacolo della concorrenza legislativa, un potere potrà contrapporsi
all’altro e la confusione legislativa porterà a leggi contrastanti o a situazioni in cui una legge sarà
bloccata da un’altra eguale e contraria.

T
ra i Beni primari è dunque l’energia. Essa è il propulsore dell’economia di ogni paese. In
parte perché la flessibilità post-fordista impone lo spostamento di Beni Materiali e
Immateriali attraverso la conduzione su ferro o su gomma e in parte perché la società è
diventata flessibili nelle sue fonti di crescita tra cui il Terziario Avanzato che impone appunto la
flessibilità delle merci.
Ora l’Energia, costituita da fossili, Oil & Gas, è in mano solo ad alcuni Paesi Produttori. Lo capì
molto bene Enrico Mattei che andò a cercare il petrolio a prezzi i più bassi possibili. Allora la
Compagnia Italiana, l’ENI, era dello Stato, lo rappresentava e ne faceva i suoi interessi.
Attualmente tutte le Compagnie sono Enti Privati che operano in regime di profitto. Dunque non è
più possibile riprodurre quelle condizioni stile anni cinquanta perché la filiera di interessi, di appalti
e di profitti è talmente dilatata che il consumatore trova alla pompa del carburante prezzi sempre più
alti mentre il barile costa sempre meno, data l’enorme offerta (circa 100 milioni di barili prodotti
ogni giorno). Malgrado si dia sempre la responsabilità alle accise e alle tasse sul carburante, la vera
natura dei rincari risale alla filiera straordinariamente allungata.
E’ la geopolitica del petrolio la vera politica mondiale. Le stesse c.d. Guerre di Religione trovano
nel petrolio la loro vera natura.
Ai termini “Sunnita” e “Sciita” che segnano la divaricazione religiosa delle etnie mediorientali, vanno sostituiti i termini “Corridoio di Oleodotti del Cartello di Compagnie
Arabo-Americane” e “Corridoio di Oleodotti del Cartello Russo-iraniano.
Da questo si evince l’interesse del nostro gruppo scientifico oggi orientatio a scoprire la vera natura dei conflitti medio-orientali legati alla natura economica del petrolio.
E’ il Mar Mediterraneo il vero scacchiere geo-politico di attualità con il problema dei migranti,
problema certo epocale, ma che è l’epifenomeno di strategie politiche di accaparramento di Beni
Primari quali Acqua e Petrolio, di cui in Continente Sub-Sahariano è ricchissimo. Così la problematica dei migranti appare come la foglia di fico dietro la quale si celano interessi epocali e planetari di cui nessuno sa poco o nulla.

(*) Aldo Ferrara, Professore f.r. di Malattie Respiratorie, Università di Milano e Siena, Executive
Manager European Research Group on Automotive Medicine

Di Maio spiega la manovra economica

Di Maio spiega la manovra economica

Contro tutte le bugie che si stanno diffondendo sui media tradizionali controllati da persone legate alla vecchia politica (ed ai finanziamenti pubblici che stanno per essere tagliati) è possibile ascoltare dalla voce del ministro del lavoro la manovra economica che sta diventando legge.