Saviano

Roberto Saviano è un grande giornalista quando si occupa di mafia.

Ascoltiamolo in questo bel servizio e cerchiamo di capire come mai stia attaccando così fortemente Salvini ed il movimento 5 stelle che sono fuori dallo schema politica-mafia che ha sempre combattuto.

Roberto Saviano ripercorre i quattro video sinora pubblicati nell’ambito dell’ inchiesta Bloody Money, spiegando il contesto e i meccanismi in cui si inseriscono gli affari documentati dalla microcamera trasportata dall’ex boss Nunzio Perrella. L’autore di Gomorra dà, tra l’altro, una dimensione dell’emergenza entro cui si agisce, quanta è l’immondizia da smaltire e qual è il giro di affari capace di generare.   Bloody money I Bloody money II Bloody money III Bloody money IV

 

Secondo te perchè questo cortocircuito?

 

Roma, 21 Giugno 2018 – “Non dedico tempo alle polemiche inesistenti. Figuratevi se con questi problemi mi interessa quello che fa e dice Saviano. Non sono io a decidere sulle scorte, ci sono gli organismi preposti, che Saviano continui a pontificare è l’ultimo dei miei problemi”. Queste le parole del ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, in diretta Facebook / Facebook Matteo Salvini

 

 

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Giovanni Falcone

Giovanni Falcone. Non è solo lui che oggi dobbiamo ricordare ma tutti gli uomini della sua scorta e tutte le persone che hanno offerto la vita contro le mafie che purtroppo sono infiltrate nelle istituzioni italiane.

Oggi i veri italiani combattono la mafia. Gli altri non sono degni di pronunciare il nome di Giovanni Falcone.

Puntiamo a far diventare questa pagina come la più completa riguardo l’opera del grande magistrato italiano e di tutti gli uomini che ogni giorno dicono no alla mafia. Lottiamo per eliminare dalle istituzioni quelle persone che sono la zona grigia in cui la delinquenza organizzata italiana organizza ancora la vita del nostro Paese.

Giovanni Falcone muore ogni giorno in cui un politico fa affari con la mafia, la camorra e la ndrangheta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La terra dei fuochi ancora chiede giustizia

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Fanpage

 

C’è stato un depistaggio sull’inquinamento dei prodotti agricoli della “terra dei fuochi”? Se lo chiede il professor Massimo Fagnano, uno degli estensori dello studio che ha sancito che soltanto il 2% dei suoli agricoli in Campania risulta inquinato. Secondo il docente di Agronomia, l’interesse di media e governo sui prodotti agricoli era teso a rassicurare la popolazione: “è facile risolvere il problema dell’agricoltura, basta non mangiare quei determinati prodotti. Invece, è molto più preoccupante quello che emerge dalle nostre evidenze, ovvero che sono inquinate sia l’aria che le falde acquifere”. Ci siamo chiesti quali siano i territori veramente inquinati in Campania ed a che punto sono le loro bonifiche. Soltanto il 60% dei territori agricoli analizzati nei 58 comuni aderenti al patto per la Terra dei Fuochi risulta inquinato -come aveva anticipato Fanpage.it. Lo studio, però, non prende in considerazione i 1500 siti censiti dall’Arpa Campania nel piano di bonifica regionale: si tratta di ex-discariche, aree vaste, ex-aree industriali e siti di interesse nazionale. Di questi territori, nessuno è stato posto a processi di bonifica. Abbiamo verificato la drammatica condizione in cui versano l’area vasta di Giugliano, le discariche Sogeri e Bortolotto di Castel Volturno ed i campi contaminati di Acerra. “Il governo non ha messo un solo euro per questi studi” conferma Fagnano, mentre l’ex-commissario del Consorzio di Bacino di Caserta, Stefano Tonziello, riassume così lo stato delle bonifiche in Campania: “Non è stato fatto niente di niente”. In questa situazione di immobilismo, la Regione Campania ha stanziato 23 milioni di euro per la comunicazione tesa a riabilitare l’immagine dei prodotti agricoli della Terra dei Fuochi. La fetta più grande è andata al Calcio Napoli di Aurelio de Laurentiis, che non ha saputo spiegarci quali opere stia mettendo in atto la squadra per la promozione delle eccellenze alimentari. Ci sono dubbi, però, sull’efficacia di questa campagna, visto che le telecamere di Fanpage.it hanno documentato come a Sanremo, un commerciante esponesse un cartello “No prodotti Terra dei Fuochi” per rassicurare i propri clienti.

 

 

 

Siamo noi reportage – “La ‘Terra dei fuochi’ chiede giustizia e verità” – 19 agosto 2015

 

E ancora da Intelligonews

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Per amore del mio popolo: la storia di Don Peppino Diana, martire cristiano

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Questo il testo integrale della lettera per la quale è stato ucciso.

“Per amore del mio popolo non tacerò”

Siamo preoccupati
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra
La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche
È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Impegno dei cristiani
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.
Dio ci chiama ad essere profeti.
– Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
– Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
– Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
– Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 – Isaia, 5).
Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello
Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”.
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa.
Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso, … dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo – Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata – San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M.S.S. Assunta – Villa Literno; M.S.S. Assunta – Villa di Briano; Santuario di M.S.S. di Briano).

 

 

Il 19 marzo 1994 viene ucciso Don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe. Negli anni la sua figura è diventata un’icona non soltanto per la chiesa ma per tutto il territorio casertano, per molto tempo regno incontrastato del clan dei Casalesi. Roberto Saviano ricorda il suo rapporto col sacerdote la cui vicenda avrebbe ispirato il pentimento di alcuni camorristi. L’eredità del sacerdote è nel lavoro di Libera, che nelle terre confiscate ai clan nel casertano, opera tutt’oggi con cooperative agricole che promuovono i prodotti tipici del luogo nel nome di Don Diana. A ricostruire la vicenda, saranno i familiari e gli amici del sacerdote, giornalisti ed esperti di camorra, oltre ai giudici Franco Roberti, Francesco Curcio e Raffaele Cantone. La storia di Don Diana, come quella di Don Puglisi a Palermo, è la chiave per raccontare la camorra casalese, l’evoluzione e la sconfitta culminata nel processo Spartacus nel 2004. Ma anche per scoprire storie più nascoste su di lui e su chi lo ha conosciuto. Il documentario racconta la vicenda umana del sacerdote e il contesto in cui ha operato. Un’attrice legge il testo di Per amore del mio popolo non tacerò, la lettera pubblica che Don Diana scrisse con i parroci della zona contro la camorra, nel 1991, e che è diventata il suo testamento spirituale e il manifesto del suo impegno per la legalità. Tratto da Diario Civile – l’appuntamento settimanale di Rai Storia sui temi della giustizia, dei diritti, del rispetto delle leggi con la partecipazione del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti

 

 

 

Intervista alla madre

 

 

 

 

La storia di don Peppe Diana, il sacerdote che è stato ucciso dalla Camorra. Le parole di Mons. Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta; l’intervista a Raffaele Sardo, giornalista e biografo di Don Giuseppe Diana; la testimonianza della mamma di don Peppe Diana, la signora Iolanda Di Tella, e del sindaco di Casal di Principe Renato Natale.

 

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